GIOVANNI SPADOLINI: IL RICORDO DELLO STATISTA REPUBBLICANO
In occasione dell’anniversario della morte di Giovanni Spadolini pubblichiamo il ricordo di Fabrizio Tomada che fu il suo più stretto collaboratore.
L’articolo è stato pubblicato il 3 agosto 2025 sul quotidiano “Il Tempo”.
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E’ di Giovanni Spadolini protagonista della vita politica dagli anni 70 che qui voglio ricordare alcuni tratti della sua lunga carriera. Professore alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze, collaboratore de “Il Mondo” diretto Mario Pannunzio che ne notò l’ardore giovanile nei suoi scritto.
A 29 anni, direttore del Resto del Carlino, che guidò per tredici anni, fino al 1968. Ancora, al Corriere della Sera che lasciò 1972. A maggio di quell’anno, alle elezioni politiche Spadolini candidato nel collegio Milano 1 venne eletto senatore come indipendente nelle liste del Pri, iniziando così la sua carriera politica.
Si dette subito da fare, nel governo DC-PRI il cosiddetto governo “Moro-La Malfa” , del quale faceva parte fu il promotore della nascita del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali ( intuendo già allora che, l’ambiente nel suo concetto più ampio doveva essere tutelato e difeso quale “patrimonio artistico” indissolubile della Nazione ).
A seguire nel 1979 ricoprì la carica di Ministro della Pubblica Istruzione nel governo di Giulio Andreotti . E nello stesso anno eletto segretario del Pri.
Nel 1981 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini chiamò Spadolini, primo laico dopo ben 35 anni di guida democristiana nella storia dell’Italia a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio. Una esperienza entusiasmante ma anche faticosa .Erano gli anni della crisi morale. Erano gli anni del terrorismo; del dispiegamento dei missili cruise a Comiso nell’ambito dei programmi Nato per la difesa dell’Europa, dell’inflazione. Fu une esperienza intensa impegnativa che terminò nell’estate 1982 a seguito della “lite delle comari”. Quello scontro politico che vide contrapporsi il ministro del tesoro Beniamino Andreatta al ministro delle finanze Rino Formica relativamente alla separazione in atto tra tesoro e Banca d’Italia La conseguenza fu la caduta dei due governi da lui diretti, tra il 1981 e il 1982 .
E domani come ogni 4 agosto un gruppo di amici, come ogni anno si riunisce a San Miniato a Firenze per ricordare lo statista fiorentino. Data che coincide con quel 4 agosto del 1983 giorno in cui Sandro Pertini, affidò la guida del governo al leader del Psi Craxi ..coincidenza di date sovrapposte? …giorno …mese mah? …il 4 che ritorna una … cabala.? La data della nascita di una “nuova fase” politica?… la data della fine di una vita politica! Coincidenza?…misteri dell’esoterismo…
Tornando ai fatti in quel governo “pentapartito” a guida socialista Spadolini diventò Ministro della Difesa, esperienza per lui straordinaria. Seguì poi la Presidenza del Senato dal 1987 al 1994
Ma perché questi richiami ? È in quelle stagioni che Spadolini continuò ad esercitare la caratteristica che lo ha contraddistinto : conciliatore, mediatore, facilitatore nelle diverse dimensioni della vita politica degli anni ottanta.
Quella estera dove mostrò con tenacia di tenere salda l’alleanza tra l’Italia e gli Stati Uniti non senza manifestare la sua fermezza verso il terrorismo internazionale fino ai limiti dal provocare un crisi nel governo …e Sigonella fu un esempio.
Quella interna dove vigilava con attenzione affinché quel “cantiere politico” – sono gli anni del pentapartito di governo- non naufragasse per contrapposizione fra la Dc ed il Psi poiché con le sue dichiarazioni con la sua condotta decisionista, il leader socialista rischiava di creare frizioni fra i due partiti. Ma Spadolini legato da un rapporto istituzionale con il presidente della Repubblica Pertini, ma anche da una familiarità della quale andava fiero, si confrontava con il Capo dello Stato al fine di arginare l’irruenza politica del Presidente del Consiglio . E si confrontava con l’opposizione, con il leader comunista Enrico Berlinguer, che incontrava all’ombra del Quirinale – complice, oggi si può dire, Antonio Maccanico – dove Spadolini esercitando quel suo fair play da mediatore, era capace di orientare il suo interlocutore a prendere decisioni conciliative. E il tutto nella stima e nel rispetto reciproco.
E come non ricordare, nella lunga carriera di Spadolini, la sua attenzione al mondo cattolico. Studioso della storia, del periodo post–unitario aveva apprezzato la capacità di Giolitti di attuare una sorta di conciliazione silenziosa con la chiesa favorendo l’ingresso dei credenti, riconoscendo loro un ruolo attivo nella vita politica. E la sua attenzione a quel mondo a quelle Due Rome che manifestò sin dagli anni cinquanta pubblicando “Il papato socialista”, lo portò a volgere lo sguardo , alla “Rerum Novarum” l’enciclica sociale promulgata da Papa Leone XIII nel 1891, considerata la pietra miliare della dottrina sociale della Chiesa cattolica. Nella Lettera per la prima volta la chiesa si esprimeva su questioni sociali ed economiche sulla condizione dei lavoratori nell’era dell’industrializzazione, proponendo una visione che si contrapponeva al socialismo rivoluzionario promuovendo la collaborazione tra le classi. E’ in quel libro che Spadolini approfondendo il ruolo della classe popolare – fino a quegli anni la storiografia sull’Ottocento si era occupata soprattutto dei governi e della diplomazia – esplorando l’opera della classe dirigente liberale ignara delle vicende delle forze più rappresentative dei ceti popolari avvertiva che bisognava ricostruire quella collaborazione. Tant’è che dopo diversi saggi sui cattolici, il Professore pubblicando nel 1960 “I repubblicani dopo l’Unità”, fece emergere la sua vena politica laico –repubblicana illustrando l’attività svolta dai seguaci di Giuseppe Mazzini, che istituirono le cooperative, le società di mutuo soccorso, nei primi decenni dello Stato monarchico. E il Professore, il Direttore il Politico va ricordato mai distolse lo sguardo interessato da storico per quell’altra “sponda del Tevere” .
E solo un racconto di alcuni episodi della vita del Presidente , che ci porta alla Fondazione Giovanni Spadolini Nuova Antologia a Firenze al pian de’Giullari. Dentro la casa dei libri al “Tondo dei cipressi” dove ci sono i libri, le collezioni dei cimeli garibaldini dei quadri del padre Luoghi rasserenati dal dove si respira il fascino della cultura della storia.
