RICORDO DI ANTONIO DEL PENNINO
ATTUALITA’ DEL SUO PENSIERO
Di Franco Torchia
Questa estate tre miei importanti amici repubblicani hanno lasciato la vita terrena per “galoppare nelle celesti praterie”.
A Luglio Peppino Ossorio, ad agosto Saverio Collura e nei giorni scorsi Antonio Del Pennino.
Mi piace ricordare Antonio come il dirigente repubblicano dei diritti civili, dei referendum, delle riforme. Importante la sua battaglia per la Regolamentazione giuridica dei Partiti, quella per la tutela delle coppie di fatto compresa la modifica della legge 40 del 2004 in materia di procreazione medicalmente assistita da lui ritenuta troppo penalizzante per le coppie, sulla quale successivamente la Corte costituzionale con diverse sentenze gli ha dato ragione.
Del Pennino ci ha lasciato in un grave momento di crisi internazionale con la presenza di due grandi conflitti che stanno mettendo a repentaglio gli equilibri mondiali con la possibile dissoluzione del cosiddetto Mondo Occidentale.
Le posizioni di Del Pennino in politica estera ed in particolare sul Medio Oriente sono di una attualità incredibile.
In particolare mi piace ricordare due suoi importanti interventi:
Il primo del gennaio 2003 in occasione delle dichiarazioni del ministro degli Esteri Franco Frattini al Senato durante il quale Del Pennino ha rappresentato il suo impegno e quello del Partito Repubblicano italiano per “favorire la ripresa del dialogo israeliano-palestinese, ponendo fine all’escalation del terrorismo e della violenza nell’ area, in modo da garantire confini sicuri allo Stato di Israele e l’autodeterminazione per il popolo palestinese”.
Il secondo del luglio del 2007, in occasione del voto del Parlamento italiano a sostegno delle missioni all’estero ed in particolare della partecipazione italiana alle operazioni della Nato in Afghanistan. Il ministro degli esteri era Massimo D’Alema con il Governo Prodi.
Nel suo intervento Del Pennino ha qualificato “Hamas come organizzazione che ha un programma di guerra, di terrorismo e di distruzione di Israele che non potrà mai essere coinvolta in un processo di pace, di costruzione dello Stato palestinese, se non ripudia il terrorismo come strumento di lotta e non accetta di riconoscere il diritto all’esistenza di Israele”.
E criticando D’Alema ha dichiarato che “Ogni pur cauta apertura di credito verso questa organizzazione, il permetterle di ritenere che vi possa essere nei suoi confronti un ammorbidimento della comunità internazionale, senza che essa modifichi le sue posizioni, è qualcosa che non rafforza Abu Mazen e non avvicina il processo di pace in quella martoriata area. Senza la permanenza stabile e sicura di Israele e del suo diritto alla pace non ci sarà mai alcuna patria dei palestinesi, ma soltanto guerriglia senza fine”.
Anche per quanto riguarda l’Unione europea, Del Pennino richiamava molto spesso la necessità di una revisione dei trattati che consenta una riforma delle istituzioni europee, in grado di avvicinare le stesse ai cittadini del nostro continente e soprattutto dichiarava che “l’Europa non può partorire la sua unità fondandola sullo strappo con gli Stati Uniti.
Una spaccatura atlantica è il peggiore di tutti gli scenari possibili in questo momento. Più grave del caos mediorientale che alcuni temono come conseguenza della guerra. Più grave della guerra in sè…
Il passaggio storico che stiamo vivendo non consente sbavature, meno che mai sbandamenti o strumentalizzazioni a fine di politica interna.”
Ho conosciuto Antonio Del Pennino nel 1983.
Alle elezioni politiche di quell’anno gli elettori hanno premiato il Governo Spadolini e di conseguenza anche il Partito Repubblicano con un consenso del 5,2% che ha portato in Parlamento oltre 40 repubblicani.
Tra di essi anche il calabrese Francesco Nucara che mi chiamò a collaborare con lui. Quella fu l’occasione per frequentare gli uffici del Gruppo parlamentare del PRI di cui Antonio Del Pennino era vice presidente. Il presidente era Adolfo Battaglia.
Del Pennino diventerà presidente del Gruppo nel 1987 quando Battaglia fu nominato Ministro dell’Industria nel Governo Goria.
Antonio era stato eletto deputato la prima volta nel 1972 e lo è stato ininterrottamente fino al 1994 quando l’introduzione del sistema maggioritario portò rovinosamente alla fine del pentapartito.
Quell’anno rappresenta lo spartiacque tra la prima e la seconda repubblica.
L’annuncio di Silvio Berlusconi di entrare in politica nel gennaio del 1994 aveva aperto un dibattito interno ai partiti e nell’opinione pubblica italiana.
Alla vigilia delle elezioni anche il PRI come quasi tutti gli altri partiti subì una scissione tra chi aveva deciso di appoggiare “la gioiosa macchina da guerra” di Occhetto, chi avrebbe voluto candidarsi direttamente con Forza Italia e chi aveva deciso di costruire il Centro insieme a Mario Segni e a quanto era rimasto della Democrazia Cristiana.
Alcuni deputati repubblicani costituirono Alleanza Democratica, mentre altri autorevoli esponenti, tra cui Battaglia e Visentini, scavalcando addirittura a sinistra confluirono direttamente nella casa dei riformisti guidata dall’ex Partito comunista.
Antonio Del Pennino è stato molto critico con la scelta di questi ultimi perché riteneva si trattasse di scelte di convenienza per difendere posizioni personali di potere che nulla avevano a che spartire con la gran parte della storia del PRI che aveva sempre privilegiato i contenuti programmatici rispetto a quelli di schieramento.
Quanto avvenuto portarono Del Pennino ad allontanarsi dalla politica e dal PRI.
Alle elezioni europee del 1994 il risultato del PRI con meno dell’1% dei voti fu disastroso.
In pochi anni il patrimonio elettorale del Partito fu letteralmente disintegrato.
Del Pennino è ritornato alla vita politica attiva soltanto nel 2000 convinto che il Governo Prodi stesse arrecando molti danni al nostro Paese
Al Congresso di Bari del 2001 il PRI decise di appoggiare lo schieramento guidato da Berlusconi.
Del Pennino aveva lavorato a questa strategia ed avrebbe voluto anticipare l’alleanza già alle elezioni regionali del 2000 perché a suo avviso il partito avrebbe potuto ottenere un bel numero di seggi a livello regionale.
Alle elezioni politiche del 2001 il PRI partecipò in alleanza con lo schieramento della Casa delle Libertà. Del Pennino partecipò alla delegazione del PRI per le trattative per la composizione delle liste e successivamente anche per la formazione del Governo.
Il PRI ha ottenuto quattro collegi maggioritari ed uno proporzionale ed ha eletto due parlamentari: Antonio Del Pennino al Senato, nel collegio uninominale Milano Sesto San Giovanni e Giorgio La Malfa alla Camera nel sistema proporzionale, nella Circoscrizione dell’Emilia Romagna.
Nel Governo guidato da Silvio Berlusconi è entrato a far parte Francesco Nucara in qualità di sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, mentre il Segretario Giorgio La Malfa è andato a presiedere la Commissione Finanze della Camera.
Del Pennino è sempre stato critico con il bipolarismo italiano che egli chiamava “improvvisato” perché figlio della rivoluzione giudiziaria e non di un processo politico di maturazione complessiva e riteneva che in entrambi gli schieramenti mancasse totalmente il senso dello Stato e la cultura istituzionale.
Alle elezioni politiche del 2006 vinte dalla coalizione guidata da Romano Prodi a Del Pennino fu riservato un posto nella lista proporzionale di Forza Italia per il Senato in Lombardia. Nonostante il calo di consensi per il centrodestra Antonio fu rieletto senatore.
Le contraddizioni all’interno del governo di centrosinistra portarono due anni dopo alle elezioni anticipate vinte con largo margine dalla coalizione guidata da Silvio Berlusconi.
Racconto un aneddoto su una circostanza avvenuta alla vigilia delle elezioni politiche del 2008 e sulla quale Del Pennino aveva pienamente ragione.
Durante le trattative per la formazione delle liste i sondaggi davano in forte crescita il Popolo della Libertà ed i candidati al Senato in Lombardia per un posto sicuro nel proporzionale erano aumentati notevolmente. Del Pennino sapeva che la sua elezione sarebbe stata sicura solo se inserito al 18° posto della lista, rispetto al 15° delle elezioni del 2006.
Per questo motivo aveva sottoscritto la sua candidatura e consegnata nelle mani del Segretario nazionale del partito Nucara il quale mi affidò il delicato incarico di recarmi alla sede di Forza Italia per incontrarmi con la coordinatrice delle liste per la Lombardia Mariastella Gelmini alla quale rappresentai la necessità di tutelare la posizione di Del Pennino collocandolo appunto al 18° posto.
Di fronte alla manifestata impossibilità da parte della Gelmini di darmi certezza su quella posizione chiamai Antonio per informarlo dei fatti ed egli mi disse che non accettava la candidatura ma che comunque si sarebbe affidato alla volontà del partito.
Informato il Segretario Nucara dell’accaduto, lasciai l’accettazione sottoscritta nelle mani della coordinatrice.
Del Pennino fu collocato al 22° posto della lista, posizione che non gli consentì di essere eletto immediatamente. Tuttavia, in seguito ad eventi che coinvolsero i senatori che lo precedevano nella lista, il 15 giugno 2011 subentrò in Senato.
Ho chiesto più volte scusa ad Antonio per quella vicenda, nonostante non avessi responsabilità diretta.
Era molto amico di Giovanni Spadolini il quale gli affidò la reggenza della Segreteria del PRI nel periodo in cui era Presidente del Consiglio. Questo incarico fu però condiviso con altri due esponenti repubblicani.
Del Pennino è stata la vera voce laica e dei diritti civili in Parlamento all’interno della Casa della Libertà. Condivideva le battaglie dei radicali e di Marco Pannella di cui era molto amico.
Era infatti il repubblicano che più di ogni altro teneva rapporti stretti con i radicali.
Aveva guardato con entusiasmo al progetto della federazione laica con il coinvolgimento dei socialisti.
Antonio aveva iniziato la sua attività politica da giovanissimo. Nel 1970 era stato eletto consigliere comunale a Milano e nominato assessore.
Negli anni ’80 divenne anche vice sindaco della città. Mantenne lo scranno a Palazzo Marino fino al 1995.
Dopo il 2013 si era ritirato nella sua città.
Ci sentivamo spesso e mi chiedeva notizie del partito.
Negli ultimi anni però le nostre telefonate si erano ridotte e lui fisicamente non stava più bene.
Gli mandavo qualche messaggio e non mi dimenticavo mai del suo onomastico e compleanno e lui mi richiamava perché, diceva, non aveva molta dimestichezza con la messaggistica di WhatsApp.
Di Antonio ci mancherà la sua giovialità, la sua mitezza.
La sua pacatezza si palesava interamente nei suoi interventi. Il tutto si coniugava con un grande rigore morale ed una profonda conoscenza su quanto argomentava.
Era veramente un grande repubblicano!
Le nostre più sincere condoglianze a tutta la famiglia !!!