LA STRATEGIA DI TRUMP: RIFORMARE? TROPPO DIFFICILE, MEGLIO SOPRAFFARE
LA COMPETITIVITA’ DEGLI STATI UNITI NEGLI ULTIMI DIECI ANNI E’ CROLLATA
Riccardo Gallo*
È unanime il giudizio che Trump improvvisi, cambi idea, faccia il prepotente con ogni arma pur di conseguire un obiettivo.
Tutto parte dallo slogan MAGA.
Per capire l’epoca cui allude la quarta parola, Again, occorre ricordare che per una nazione competitività significa capacità di attrarre gli investitori e per un’impresa significa conquistare quote del mercato internazionale.
Ebbene, nell’ultimo decennio, dal 2015 al 2025 nella graduatoria mondiale della competitività di 69 nazioni (Imd, Losanna), gli Stati Uniti sono scesi nel commercio internazionale dal 19° al 36° posto, nel contesto societario dal 24° al 44°, nella produttività delle imprese dal 4° al 12°, nel mercato del lavoro dal 24° al 41°, nelle infrastrutture dal 1° all’11° (appena l’anno scorso erano al 7°), in quelle di base dal 5° al 24°, nelle tecnologiche dal 3° al 21°.
Nel complesso, dopo essere stati quasi sempre in testa, gli Usa sono scesi dal 2° posto del 2015 al 13° del 2025. Nel 2017 Obama aveva lasciato al primo Trump una nazione leader mondiale, poi in tre anni le condizioni erano un po’ peggiorate, infine con la pandemia da Covid gli Usa sono proprio crollati quanto a competitività, precipitando nel complesso al 10° posto nel 2020.
Biden ci ha messo del suo e nel 2025, primo anno del secondo Trump, gli Usa sono stati 13esimi al mondo. Dunque paradossalmente l’Again del repubblicano Trump esprime il sogno/incubo di dover tornare all’America del democratico Obama.
Poiché i vari parametri sono tra loro interagenti, governarli è molto difficile. Ideare e realizzare riforme per risalire la china in ciascun versante del sistema richiederebbe più di una legislatura e una guerra infinita con l’opposizione. Praticamente impossibile.
Nella sua storia l’Italia oggi 43esima in graduatoria c’è mai riuscita?
Sono state mai compiute riforme per meglio gareggiare nel mondo e non per litigare con l’opposizione di turno? Perciò l’Amministrazione Trump ha pensato bene di capovolgere la strategia. Il presidente non ha chiesto sacrifici al popolo americano, non ha coinvolto il Parlamento, ha deciso di attingere alle risorse altrui, con un progetto arrogante ma razionale, beninteso nel senso di per nulla improvvisato. Non tutto il mondo ha capito la molla che lo spinge.
Così, invece di tentare riforme per risalire dal 36° al 19° posto nel commercio internazionale, Trump ha messo i dazi.
Siccome l’attrattività verso gli investitori è crollata, Trump ha annunciato uno sconto sui dazi verso chi investirà in America. Siccome un parametro fondamentale è l’energia, come ha detto Orsini presidente di Confindustria, Trump si sta impadronendo del Venezuela, la cui economia si identifica con l’estrazione di petrolio, e attenta all’Iran, che occupa il secondo posto al mondo per riserve petrolifere. Siccome le terre rare sono l’input produttivo del futuro e la Cina si è mossa prima degli altri, Trump vuole impadronirsi della Groenlandia. Rispetto alle riforme, questo approccio non è meno dispendioso, ma certo è sbrigativo. Nei suoi ben quattro anni il democratico Biden non ha saputo migliorare lo stato di salute americana, l’ha peggiorato. Quindi ora o la va o la spacca, all or nothing.
Insomma, il futuro dell’Occidente e della sua competitività sembra stia nell’alternativa tra la prepotenza geopolitica di Trump e l’impotenza storica fattuale dei riformisti.
* Presidente Osservatorio delle Imprese, Sapienza Università di Roma
Questo articolo è stato pubblicato sul “Corriere.it/Economia” del 4 febbraio 2026