MARIO DRAGHI RICORDA UGO LA MALFA

AL NON GOVERNO VA CONTRAPPOSTO IL CORAGGIO DELLE RIFORME ECONOMICHE E SOCIALI
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MARIO DRAGHI oggi è intervenuto alla presentazione del Portale Ugo La Malfa che si è svolta alla Camera dei deputati.
PUBBLICHIAMO UNO STRALCIO DEL DISCORSO DI DRAGHI
“La Malfa è stato uno dei principali costruttori della Repubblica.
La Malfa portò i valori liberali e democratici del Partito d’Azione nel Comitato di liberazione nazionale e in una nuova casa, quella che fu la sua casa, il Partito Repubblicano Italiano.
In politica estera agì da convinto atlantista ed europeista.
Nel dopoguerra, La Malfa è stato uno dei padri del miracolo economico.
Ministro del Commercio Estero nel Governo De Gasperi, ha guidato la liberalizzazione degli scambi.
Nel 1951, abbassò i dazi del 10% e aprì le frontiere al libero commercio, a fronte di accuse di voler distruggere l’economia italiana e di esporre l’industria alla concorrenza sregolata.
A motivarlo era la convinzione che fosse necessario stimolare l’economia del Paese con la concorrenza, soprattutto al Sud.
Puntare – come ebbe modo di dire – sulla “capacità nazionale di andare sui mercati”, sull’iniziativa e sullo spirito imprenditoriale degli italiani.
La storia gli ha dato ragione.
Le esportazioni dall’Italia aumentarono rapidamente per tutti gli anni ‘50 e il deficit commerciale in rapporto ai volumi totali di scambio diminuì.
Grazie a La Malfa, l’Italia divenne un modello per l’Europa.
Altri Paesi, come Francia e Inghilterra, rinunciarono poco dopo alle barriere doganali.
L’Europa tutta si avviò verso un regime di liberalizzazione del commercio, che sarebbe culminato nel Trattato di Roma e nella Comunità economica europea.
Nel 1962, da Ministro del Bilancio, lavorò insieme a Paolo Sylos Labini, a Francesco Forte, a Giorgio Fuà e a Pasquale Saraceno alla Nota Aggiuntiva – il suo maggiore lascito intellettuale.
Nella Nota, La Malfa cercò di dare risposta a una questione centrale per la ricostruzione.
Come trasformare il periodo eccezionale che il Paese stava vivendo in una stagione di crescita di lungo termine.
La Malfa ci ricorda l’importanza di una politica di programmazione, necessaria per uno “sviluppo equilibrato”.
E ci invita ad affrontare le situazioni settoriali, regionali e sociali che non riescono a trarre “sufficiente beneficio dalla generale espansione del sistema”.
“Soltanto in una fase di grande dinamismo – scriveva La Malfa – è possibile attuare le necessarie modificazioni del meccanismo economico senza incontrare costi elevati”.
L’alternativa è quella che La Malfa chiamò successivamente il “non-governo”.
Una definizione fulminante, per sottolineare l’incapacità di affrontare i problemi, di dare continuità alla modernizzazione del Paese.
Al “non-governo” va contrapposto il coraggio delle riforme economiche e sociali.
Oggi, ricordiamo La Malfa come grande statista e appassionato riformatore.
Uno degli artefici del boom economico, sempre attento a bilanciare crescita e uguaglianza.
Un protagonista della vita civile dell’Italia, che non ha mai perso di vista i valori morali dell’attività clandestina e della Resistenza e l’importanza di trasmetterne la memoria.”
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