CON L’OPAS SU TIM POSTE ITALIANE PUNTA ALLA RETE UNICA

DOPO LA PRIVATIZZAZIONE DEL 1997 POCHI INVESTIMENTI SULLA INFRASTRUTTURA TLC

Sulle telecomunicazioni riportiamo un articolo dell’amico Prof. Riccardo Gallo* pubblicato sul quotidiano Milano Finanza di oggi 24 marzo 2026.

Per apprezzare l’operazione Poste-Tim come merita ma senza lodarla a priori, serve allargare il quadro d’insieme.

L’Italia occupa un modesto 43° posto nella classifica della competitività mondiale, peggiore del 33° dell’Ue, anche per colpa delle Infrastrutture tecnologiche (48°) e di base (50°). Snam con la rete gas ex Eni e Terna con quella elettrica ex Enel fanno capo a Cdp Reti, Aspi ex Iri ed ex Atlantia/Benetton a Cdp Equity, essendo stata nel 2022 ricomprata a caro prezzo, Rfi con la rete ferroviaria è controllata da FS, società del Tesoro.

Negli ultimi due anni queste società hanno investito un po’ più del passato nelle rispettive reti ma non abbastanza, avendo decurtato risorse finanziarie per distribuire dividendi pari nel solo 2024 a 2,1 miliardi (due terzi di 3,28 miliardi, addirittura Rfi ha distribuito 100 milioni di dividendi a fronte di una perdita di pari importo). La proprietà da parte di Cdp è una prova di impegno a migliorare e contemperare per quanto consentito, ma non ancora garanzia di competitività.

Alla conta delle infrastrutture finora mancava quella delle tlc. Infatti, nel 1994 Telecom Italia nacque nel quadro di un riassetto iniziato due anni prima, era la sesta compagnia telefonica al mondo e una banca d’affari prevedeva sarebbe diventata la prima in Ue. Poi nel 1997 fu privatizzata male, di fretta perché si doveva ridurre il debito pubblico ed entrare nell’euro. I soci privati, che subentrarono con ripetute operazioni a debito, investirono poco nella rete, che invecchiò: la sua età salì da 6 anni e mezzo nel 1996 sotto l’Iri, a 9 anni e mezzo nel 2000 sotto l’Olivetti di Colaninno, a 12 anni nel 2002 sotto l’Olivetti di Tronchetti Provera, a un massimo di 26 anni nel 2014 sotto la Telco di Telefonica, Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca. La redditività delle vendite invece si mantenne sempre tra il 20 e il 25%. Non era un paradosso, perché mentre la redditività della telefonia mobile in concorrenza si erodeva, la rete fissa in monopolio era quasi tutta ammortizzata, così che i margini davano solo profitti: si mungeva una mucca vecchia e gli utili distribuiti servivano a ripagare il debito.

L’opas di Poste su Tim è pensata per risistemare le cose sul piano dell’economicità di gestione e soprattutto delle sfide tecnologiche in atto. Poste è controllata al 35% direttamente da Cdp. L’integrazione di Tim in Poste potrà realizzare, spiega Pierre Zanin, ampie sinergie sia commerciali sfruttando la capillarità della rete di uffici postali, sia tecniche nel mobile e nel cloud, dove Tim gestisce con altri soggetti la principale infrastruttura nazionale.

Alla vigilia di un consolidamento del settore su scala europea, Tim – grazie ai mezzi di Poste – è ora nelle condizioni di operare come consolidatore anziché come consolidato. In Italia, questa iniziativa va collocata nel quadro del riassetto avviato con lo scorporo da Tim della rete di accesso e, in prospettiva, potrebbe completarsi con l’acquisizione di Open Fiber da parte di Fibercop e la realizzazione della cd rete unica.

Le tlc, spiega Roberto Cusani ordinario alla Sapienza, stanno attraversando una trasformazione radicale, evolvendo da fornitori di sola connettività a operatori di servizi digitali avanzati, integrati in un unico ecosistema, definiti TechCo (Tecnologia + Compagnia): infrastrutture di Rete (5g-advanced e 6g), intelligenza artificiale (AI) e automazione, sicurezza e resilienza delle infrastrutture, cloud ed edge computing, sostenibilità e competenze.

Questo compito di infrastrutturazione moderna di un Paese spetta a una cerniera tra Stato e mercato, com’è Cdp, non può restare ai privati. Perciò l’opas va apprezzata in linea di principio. Tutto sta a vedere se alle buone intenzioni seguiranno atti coerenti.

* Presidente Osservatorio delle Imprese, Sapienza Roma