POLITICO, SCRITTORE, CIVIL SERVANT: GIGI TIVELLI CI HA LASCIATO PREMATURAMENTE
DALLA FEDERAZIONE GIOVANILE REPUBBLICANA, ALLA CAMERA DEI DEPUTATI, ALL’ACADEMY GIOVANNI SPADOLINI
Di Franco Torchia
Con Gigi Tivelli ci siamo conosciuti a Piazza dei Caprettari, la sede del Partito Repubblicano Italiano, nel 1976, all’indomani del congresso nazionale della Federazione Giovanile repubblicana che si è svolto a Bologna e che lo aveva eletto Vice segretario nazionale, con Enzo Bianco alla guida.
Io sono entrato a far parte del Consiglio e della Direzione nazionale ed in questa veste ho avuto la possibilità di frequentare spesso gli uffici romani del partito e di avere rapporti più stringenti con Gigi e gli altri.
Su quegli anni nella gioventù repubblicana ci sarebbero tantissime cosa da scrivere, ma il resto è più importante.
Quando dalla Calabria, dopo la laurea, mi sono trasferito a Roma ho cominciato a lavorare al Gruppo repubblicano alla Camera del deputati dove ho saputo con grande gioia che Gigi aveva vinto il concorso come funzionario.
L’ho cercato e fu ben contento di incontrarmi.
Abbiamo parlato delle nostre pregresse esperienze e da lì iniziò il nostro legame, se vogliamo anche affettivo, durato ininterrottamente fino alla sua morte.
Era diventato consigliere parlamentare e seguiva i lavori di alcune commissioni.
La sua funzione non gli consentiva di proseguire la sua attività politica ma era ben contento di offrirmi sostegno nel mio lavoro e le informazioni sui lavori parlamentari. Lo faceva con grande generosità soprattutto perché nel frattempo, essendosi sposato con una calabrese, aveva cominciato a frequentare ed apprezzare la Calabria ed i calabresi.
Per questione di deontologia professionale aveva rinunciato alla tessera del partito ma non ha mai smesso di sentirsi repubblicano.
Sporadicamente, se invitato, partecipava a qualche evento di partito.
A gennaio del 1994 partecipò come relatore alla conferenza programmatica che si svolse nell’ambito del Consiglio Nazionale del PRI.
In un discorso appassionato espresse la sua amarezza per la condizione del partito che era caduto nelle grinfie di Mani pulite per alcune vicende di corruzione o di finanziamento illecito e per la mancata assunzione di responsabilità da parte dei dirigenti che, approvando il bilancio del partito, di fatto erano a conoscenza della situazione, abbandonando in tal modo la questione morale che era stata per anni alla base dell’essenza repubblicana.
Si lamentava di un partito feudalizzato con i capi partito che, a livello locale, erano diventati plenipotenziari inamovibili e non consentivano il ricambio generazionale.
Si sentiva un seguace di Ugo La Malfa di cui ricordava le battaglie per il problema dell’occupazione giovanile e la politica dei redditi.
Nel 1990 ha fondato l’Associazione “Noi cittadini” perché secondo lui, dopo essere stata fatta la Repubblica, si erano fatti gli italiani ma non ancora i cittadini che erano sostituti dai partiti e dai sindacati.
Secondo la sua idea tutti gli amministratori repubblicani in tutte le cariche cui erano eletti avrebbero potuto rappresentare l’ avamposto del cittadino elaborando Carte dei diritti e dei doveri dei cittadini per garantire e tutelare giuridicamente le loro pretese riprendendo quella vocazione pedagogica connaturata al pensiero repubblicano.
Su questo suo impegno aveva scritto molto, in particolare sull’ Almanacco repubblicano, ed era sconfortato perché mai nessun repubblicano gli aveva chiesto di discutere su questo argomento.
Nel febbraio del 2011, Tivelli partecipò con molto entusiasmo al 46° Congresso Nazionale del Partito Repubblicano Italiano, durante il quale il segretario Nazionale Francesco Nucara aveva riunito le diaspore che avevano spaccato il partito nel 2001.

Quel congresso vide infatti il rientro nel PRI di Luciana Sbarbati e di Peppino Ossorio, scomparso recentemente.
Partecipò anche al 47° congresso, quello del 2015, durante il quale, mi ricordo, descrisse i mali dell’Italia ed in particolare si soffermò su due grandi malattie: il presentismo e il dilettantismo.
Della prima malattia indicava come maggiore protagonista Matteo Renzi e della seconda la classe dirigente dei 5 Stelle ma anche tantissimi neoeletti del PD.
Se avesse dovuto indicare quelli di oggi non sarebbero bastate intere pagine.
Tra i tanti libri che ha scritto mi piace ricordare quello titolato “Chi è Stato? Gli uomini che fanno funzionare l’Italia”, nel quale scrive dei dieci servitori dello Stato, i civil servant tra i quali Calabrò, Catricalà, Dini, Maccanico, Gifuni, Monorchio e Gianni Letta che è il più anomalo perché non ha una carriera da civil servant.
Guglielmo Negri è stato l’ uomo più importante della sua vita che conobbe subito dopo essere entrato alla Camera.
Negri è stato Vicesegretario generale della Camera dei deputati.
Tivelli ha sempre ricordato le tante passeggiate di oltre trenta minuti a Villa Borghese a cui Guglielmo Negri lo costringeva soprattutto durante l’esperienza del Governo Dini.
Negri nel 1995 era il sottosegretario alla Presidenza del consiglio nel Governo Dini e volle Tivelli come suo capo di gabinetto.
In quel periodo Negri era anche Presidente del Partito Repubblicano Italiano.
E’ stato molto amico di Antonio Maccanico che è stato un grande Segretario generale della Camera e poi un grande Segretario generale del Quirinale.
Tivelli ha dedicato questi ultimi anni della sua vita ad una sua creatura: l’Academy Giovanni Spadolini, fondata nel 2023 come Academy di Politica e Cultura, con la missione di riavvicinare i giovani alla vita pubblica nell’eredità intellettuale e civile di Giovanni Spadolini.
Con questa iniziativa Tivelli ha messo insieme il meglio delle culture politiche italiane di destra come Gianfranco Fini, Vittorio Feltri e Tommaso Cerno e passando dal centro laico e cattolico come Lamberto Dini e Giuseppe De Rita fino a qualche figura di spicco di Forza Italia e a quelle di provenienza progressista o socialista come Claudio Martelli.
Il progetto molto ambizioso si presenta anche come “Accademia del merito e del Talento”, perché promuove i tanti talenti che sono nel nostro Paese tramite il rilancio del valore del merito e della concorrenza.
Nel 2025, nel centenario della nascita di Giovanni Spadolini, l’Academy propose il “Premio Spadolini-Maccanico per l’interesse superiore del Paese” per offrire un riconoscimento a quelle personalità che hanno avuto come faro nella loro attività istituzionale e culturale l’interesse superiore del paese.
A novembre dello scorso anno presentò il Premio Spadolini-Guglielmo Negri per onorare la memoria di Giovanni Spadolini e di Guglielmo Negri.
Ha ricordato Guglielmo Negri anche nel suo ultimo evento realizzato il 30 Aprile, alla presenza di Gianni Letta, Gianfranco Fini, Violante.
Gigi stava lavorando alla terza edizione dell’Oasi dei libri, l’annuale rassegna culturale estiva dell’Academy Spadolini da svolgere a Sabaudia.
Un destino inesorabile ce lo ha portato via troppo presto dopo aver iniziato un percorso per realizzare il sogno di una Italia diversa.
Ci teneva tantissimo che partecipassi agli eventi dell’Academy e mi aveva sempre detto di avermi ritagliato un ruolo.
Quando ho potuto ci sono sempre andato, purtroppo i miei impegni non mi hanno consentito di supportarlo per come avrebbe meritato.
Questo è il mio rammarico.
Un caloroso abbraccio alla moglie Ada e ai figli Giulia e Diego.


