XX SETTEMBRE – IL CONTRIBUTO DI FRANCESCO BONANNI

Una data da non dimenticare

Il 20 settembre 1870 è una data di notevole rilevanza storica, non solo perché Roma ha giustamente assunto il ruolo di Capitale dello Stato italiano ma anche perché ha segnato la fine del potere temporale dei Papi che indebitamente si sono appropriati di un vasto territorio governato con un regime caratterizzato da un esasperato clericalismo che ha consentito di condizionare per numerosi secoli la politica sulla della nostra penisola ostacolandone fortemente il processo di unificazione.

I vari Pontefici hanno avuto ampi spazi di manovra in Italia nella politica degli Stati preunitari italiani prima e nello Stato Italiano dopo, soprattutto a causa della contiguità territoriale.

Il potere temporale pontificio non solo ha nel tempo interferito in varia misura nella politica europea ma per quanto riguarda l’Italia è stato determinante nel ritardarne il processo di unificazione, le cui conseguenze si fanno sentire ancora ai nostri giorni.

Se è vero che il presente ha le sue profonde radici nel passato l’attuale situazione italiana è la figlia del suo particolare passato.

Difatti il nostro, non è solo un Paese cattolico, come lo sono la Francia, la Spagna, l’Austria e tanti altri ma soprattutto un Paese papista nel senso che da sempre, anche se in misura diversa, la sua vita politica è stata pesantemente condizionata dalle interferenze provenienti da Oltretevere.

Con la liberazione di Roma da parte delle truppe dello Stato italiano e con la sua proclamazione a Capitale d’Italia il nodo dei rapporti con il Papato non venne risolto.

Anzi Pio IX come risposta alla definitiva perdita del potere temporale, alla vigilia dell’entrata a Roma dei Bersaglieri, fece approvare dal Concilio Vaticano I il dogma della “infallibilità del Papa” e nel 1874 impose ai cittadini cattolici italiani con il noto “Non expedit” l’assoluto divieto a partecipare alla vita politica nazionale, divieto che fu abolito soltanto nel 1919.

Con Roma diventata capitale del Regno d’Italia, al Ministro di Grazia, Giustizia e Culti del Governo Lanza Matteo Raeli fu affidato l’incarico di redigere una proposta di legge per regolamentare i rapporti tra il Regno d’Italia e la Santa Sede ( la nota legge delle Guarentigie) che fu approvata dal Parlamento il 13 maggio 1871.

Nella prima parte della legge venivano garantite le prerogative del Pontefice: l’inviolabilità della persona, gli onori sovrani e un corpo di guardie per la sua difesa e per quella degli edifici della Santa Sede aventi lo status della extraterritorialità.

Nella seconda parte erano regolati i rapporti tra Stato e Chiesa, riconoscendo ad entrambi la completa indipendenza secondo la formula cavouriana di “Libera Chiesa in Libero Stato”.

Ma questa legge non fu accettata da Pio IX che si era rinchiuso nei palazzi vaticani dichiarandosi prigioniero politico.

Anzi due giorni dopo la promulgazione della legge emanò l’Enciclica “Ubi nos” con la quale veniva ribadito il principio che il potere spirituale non poteva essere disgiunto da quello temporale !

Solo con i Patti Lateranensi, voluti da Mussolini per consolidare i suo regime, la Santa Sede regolarizzerò i rapporti diplomatici con l’Italia. Patti che risultarono particolarmente onerosi per in nostro Paese e nel 1947, con il grande cinismo che lo contraddistingueva, Palmiro Togliatti acconsentì ad inserirli nella Carta Costituzionale della Repubblica.

Proprio grazie a quei patti con cogenza costituzionale Pio XII poté imporre in varie occasioni alcuni comportamenti e decisioni alle Autorità italiane, specialmente sul territorio     di Roma, considerata da tali Patti “Città sacra” e quindi disciplinata non solo dalle leggi nazionali ma anche dai principi affermati dai Patti stessi.

Per questi motivi il 20 settembre 1870 non deve essere celebrato solo come una data di grande importanza storica per il nostro Risorgimento ma anche come un irrinunciabile simbolo della Laicità dello Stato che deve essere sempre difesa da qualsiasi pressione confessionale.

 

 

 

 

 

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